Dipendenza affittiva e l'incapacità di chiudere
- Avvocati Empatici

- 14 apr
- Tempo di lettura: 3 min
“Dottoressa io non posso, io non riesco… se lui non c’è io mi sento male… eppure quando siamo insieme io non esisto, sparisco”
Sonia è una donna di 39 anni, sposata con Luca da 8 anni. Lui ha una ditta che si occupa di informatica e lei lo aiuta nella contabilità e amministrazione.
Quando arriva da me Sonia è completamente affranta, è al secondo aborto spontaneo e si sente inadeguata, incapace e sola. Luca non è cattivo, semplicemente non ha doti empatiche, non sa starle vicino e ha sempre molto da fare avendo vari interessi. Sonia fa di tutto per avere la sua attenzione, si annullata per lui e vive in attesa di una sua conferma e un suo riconoscimento. Tutto ciò non arriva o non come vorrebbe Sonia e questo la fa arrabbiare e piangere, e la relazione è sempre caratterizzata da tensioni.
La diagnosi di Sonia, benché arrivata per depressione a seguito del secondo aborto, è di dipendenza affettiva. Benché tale disturbo non sia già inserito nel DSM-5, rientra però tra le nuove dipendenze comportamentali come la dipendenza da gioco d’azzardo, da shopping compulsivo, da sport o lavoro.
Il gruppo di Reynaud (Reynaud, Karila, Blecha e Benyamina, 2010) ha sottolineato le analogie riscontrate con la dipendenza da sostanze, come:
Esistenza di una sindrome da astinenza per l’assenza dell’amato, caratterizzata da significativa sofferenza e un bisogno compulsivo dell’altro;
Considerevole quantità di tempo speso per questa relazione (in realtà o nel pensiero);
Riduzione di importanti attività sociali, professionali o di svago;
Persistente desiderio o sforzi infruttuosi di ridurre o controllare la propria relazione;
Ricerca della relazione, nonostante l’esistenza di problemi creati dalla stessa;
Il lavoro con Sonia è stato quello basato sulla ricostruzione del sé per ricostruire la sua autostima in maniera autonoma così da non dover dipendere dal riconoscimento dell’altro, dal suo supporto, dalla sua presenza. È importante distinguere il valore aggiunto che un partner rinforzante può dare, ma non deve essere sostitutivo dell’autoriconoscimento, è stato questo il nodo centrale della terapia.
Non è stato un percorso lungo, importante è stato il mantenimento affinché Sonia potesse riconoscere le ricadute e affrontarle senza ricronicizzare il disturbo.
Sonia e Luca si sono separati 2 anni dopo, per Sonia è stata una grande vittoria poiché è stata lei a riconoscere l’inesistenza di un rapporto paritario, a individuare nella sua dipendenza il solo perno della relazione… spesso se è in auge una relazione lunga e se un partner sviluppa una dipendenza affettiva, l’altro facilmente ha una personalità narcisistica, che alimenta e si nutre della dipendenza dell’altro.
Ciò che però vorrei condividere con voi è stato l’epilogo di questa storia, perché Luca non ha mai concesso il divorzio a Sonia, né mai Sonia ha insistito per averlo. Il problema è sorto 4 anni dopo la separazione, quando Luca ha avuto un brutto incidente in moto, e Sonia si è trovata costretta dalla legge a prendersi carico di Luca, in ottemperanza ai doveri di assistenza materiale e morale. Luca, infatti, minacciò di denunciarla per abbandono di incapace.
Lascio ora spazio alle colleghe Avvocato per l’approfondimento in materia.
Dal punto di vista psicologico per Sonia fu molto difficile, ma in realtà insieme riuscimmo a far diventare quest’evento un fattore di rinforzo poiché Sonia assolse ai suoi doveri senza farsi nuovamente incastrare in una relazione di dipendenza, riconoscendo ogni azione manipolatoria e prendendone le distanze, trovando in sé e riconoscendoselo una grande forza e un grande lavoro.
Vi ho raccontato questo per invitarvi a fare 2 riflessioni:
Quanto il vostro benessere dipende dal vostro partner? Quanto siete in grado di stare da soli, di amarvi e rispettarvi anche senza di lui/lei? Una relazione amorosa deve essere un rinforzo, deve sostegno reciproco senza annullamento e senza squilibrio. Non siamo vasi comunicanti, perché vorrebbe dire che se uno dei due è vuoto, svuota anche te. Dobbiamo essere ballerini di tango, certo c’è chi conduce e chi segue, ma il dialogo è continuo si costruisce una sincronia insieme mantenendo la propria individualità
Se avete deciso di chiudere una relazione, lo avete fatto davvero? Quante cose sono rimaste in sospeso? Pigrizia o incapacità a recidere anche l’ultimo legame potrebbe essere solo un procrastinare una fatica a domani, quando potreste non essere in grado di fare quest’ultimo passo.
Chiara Santi


Questo contributo apre una riflessione che, a mio avviso, va oltre la dimensione psicologica e tocca un punto spesso sottovalutato: le relazioni non sono solo vissuti emotivi, ma assetti che continuano a produrre effetti nel tempo.
Il caso raccontato lo rende evidente.
Una relazione percepita come “finita” può restare giuridicamente e sistemicamente attiva, con conseguenze concrete anche a distanza di anni.
Nella mia esperienza, questo accade quando la chiusura è solo emotiva o dichiarata, ma non è accompagnata da una ridefinizione chiara di ruoli, responsabilità e confini.
E qui emerge un tema cruciale: non sempre la difficoltà è “lasciare l’altro”, ma assumersi fino in fondo le implicazioni di quella scelta.
Perché ogni relazione, anche quando finisce, lascia una struttura.
E…
La storia di Sonia e Luca ci insegna una lezione fondamentale: finché non c'è il divorzio, il matrimonio continua a esistere per la legge.
Ecco i tre punti chiave da tenere a mente:
Separazione non significa fine degli obblighi: La separazione sospende la convivenza, ma mantiene in vita il dovere di assistenza morale e materiale (art. 143 c.c.). Per la legge, Sonia era ancora la moglie di Luca.
Il ricatto dell'abbandono di incapace: La minaccia di Luca aveva un appiglio legale (art. 591 c.p.) proprio a causa del mancato divorzio. Tuttavia, è bene sapere che la legge impone di garantire l'assistenza, non di farla in prima persona: Sonia avrebbe potuto adempiere ai suoi doveri legali semplicemente organizzando e delegando le cure (ad esempio…
Grazie a Chiara per questo contributo che apre un tema su cui noi avvocati battiamo i pugni ogni giorno: la separazione non è un divorzio. E questa storia ne è la dimostrazione più amara.
Sonia ha fatto un percorso straordinario su di sé, ha riconquistato la propria identità, ha avuto il coraggio di andarsene. Ma ha lasciato una porta aperta. E da quella porta, Luca è rientrato.
Diciamolo chiaramente: la legge italiana, ad oggi, mantiene in capo ai coniugi separati obblighi di assistenza morale e materiale. Questo significa che finché non c'è divorzio, il vincolo matrimoniale esiste e produce effetti concreti. Non è un dettaglio burocratico, è una catena.
Nel caso di Sonia, Luca ha usato quella catena come strumento…