EDOARDO: una scelta difficile
- Avvocati Empatici

- 20 gen
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Fa caldo, per essere giugno fa davvero caldo. Liliana è partita da poche ore per la sua settimana in Valgrisanche dalla cugina Caterina. Laura ha deciso che si regalava un bagno rilassante e così Edoardo si sente libero di fare zapping… le ferie sono ancora lontane ma sembra un ottimo assaggio… eppure da li a poco tutto sarebbe stato rimesso in discussione, la scelta sarebbe tornata a bussare e questa volta non avrebbe potuto ignorarla.
E’ l’inizio di settembre quando Edoardo mi chiede un appuntamento perché sono tornati gli attacchi di panico notturni.
Edoardo oggi a 32 anni, ma già in età preadolescenziale ha cominciato a soffrire di attacchi di panico notturni, la collega che lo seguì allora ne riscontrò la causa in un leggero disturbo chiamato FOBO (Fear Of a Better Option ovvero paura paralizzante di scegliere). Lavorarono molto bene e per oltre 3 anni, fino a che Edoardo non sviluppò strategie per superare e gestire questo disturbo. La situazione però creatasi non riesce a gestirla.
Edoardo e Laura convivono da 4 anni e la mamma di Edoardo, Liliana, si è trasferita da loro dopo il primo anno con la scusa di aiutarli con la casa e (in teoria) contribuendo all’affitto. Liliana, rimasta vedova quando Edoardo e suo fratello erano piccoli, percepisce la pensione del marito (ufficiale dell’esercito) ma la maggior parte la spende per aiutare Andrea nelle sue varie attività in giro per il mondo. Edoardo è sempre stato sereno nel vivere con la mamma e anche Laura ha accolto bene la suocera.
Laura però a giugno ha scoperto di essere incinta e la casa è diventata stretta per tutti e quattro, in particolare per Laura è importante che il nascituro possa avere la sua camera da letto, e l’unica stanza adatta è quella dove oggi dorme Liliana.
Edoardo sa che Laura ha ragione ma non sembra in grado di parlare con sua madre. Laura dopo l’ecografia del primo trimestre ha deciso non solo di comunicare a Liliana che diventerà nonna ma anche il fatto che entro Natale dovrà andarsene… e se le cose fino a quel momento erano precipitate tra Edoardo e Laura ora anche tra Edoardo e la madre c’è in corso un terremoto.
Edoardo si sente come in un ciclone, viene attaccato su tutti i fronti ed è paralizzato, proprio come gli succedeva da bambino, si aggira per casa come un automa, cosa che peggiora solo la situazione.
Con Edoardo riprendiamo in mano il lavoro della collega, torniamo ad usare il diario e la meditazione, e nel giro di poco Edoardo riesce a tornare padrone di sé stesso… ma il problema rimane: quale è il ruolo di caregiver a cui dare priorità? In realtà dal punto di vista pratico la risposta è facile: la madre è perfettamente autosufficiente ed in grado di sostenere l’affitto di un monolocale (tra l’altro trovato a due civici di distanza).
Il lavoro che abbiamo fatto insieme è stato accettare il senso di tradimento, le minacce prima e il silenzio dopo che la madre (sostenuta dal fratello che si è visto ridurre i fondi) gli ha riversato addosso per aver scelto di “allontanarla”.
Vi ho portato questa storia per condividere con voi la fatica del momento in cui si ribaltano i ruoli, ed il figlio a doversi occupare del genitore. Arriva quel momento in cui sai che ora tocca te diventare il caregiver, ma è molto complesso trovare un giusto equilibrio tra la famiglia d’origine e la nuova famiglia, sempre anche quando c’è comprensione e aiuto reciproco. Tutto si complica quando una o entrambe esigono l’esclusività.
Chiederemo poi alle colleghe Avvocato cosa dice la legge, ma la psicologia dice che è necessario trovare il proprio spazio, è il proprio io che non deve mai soccombere, né verso uno né verso l’altro. Il “proprio posto” non è un luogo definito ma dipende da ognuno di noi, da cosa si è costruito con entrambe le famiglie e da come si è. Nessuno può dirvi, nei limiti di legge, cosa dovete fare, e sicuramente nessuno vi può dire cosa dovete sentire, si parla di rapporti e quindi vanno costruiti insieme nel rispetto del sé, lavorando anche e soprattutto sull’accettazione dei limiti e dei bisogni dell’altro che volenti e nolenti ora dipende da noi.
Attenzione a non sfociare nell’egocentrismo però, i doveri restano anche se questa società sembra non dargli peso.
Chiara Santi


Dal punto di vista legale, storie come quella di Edoardo mostrano bene la distanza che può esserci tra obbligo giuridico e responsabilità affettiva. La legge italiana tutela il principio di solidarietà familiare (art. 2 Cost. e artt. 433 ss. c.c.), ma non impone ai figli di convivere con un genitore autosufficiente né di sacrificare la propria nuova famiglia. L’eventuale dovere di mantenimento scatta solo in presenza di uno stato di bisogno concreto e secondo criteri di proporzionalità. Questo caso ricorda quanto sia importante distinguere tra ciò che è giuridicamente dovuto e ciò che nasce da scelte personali e relazionali: proteggere il proprio nucleo familiare non è un illecito, né un tradimento, ma un diritto che la legge riconosce e che può —…
Il caso di Edoardo mette in luce una dinamica che spesso resta nascosta: quando i ruoli si ridefiniscono, non è la scelta pratica a destabilizzare, ma il significato emotivo che le attribuiamo.
Trovarsi tra la famiglia d’origine e la nuova famiglia – entrambe portatrici di bisogni, richieste e aspettative – significa dover ricostruire un baricentro personale.
È un passaggio che, come emerge chiaramente dalla storia, non riguarda solo l’organizzazione degli spazi, ma la ridefinizione profonda dell’identità, del senso di responsabilità e del proprio diritto ad avere un posto.
Questo è un tema che incontro spesso nella consulenza alle imprese familiari e nei percorsi di accompagnamento nei passaggi generazionali: la fatica di riconoscersi, di mettere confini senza sentirsi colpevoli, di trovare…
La storia di Edoardo mi ha colpito perché racconta, senza semplificazioni, quella zona grigia in cui il diritto incontra le emozioni più profonde. Assisto spesso a dinamiche simili: figli adulti che si trovano schiacciati tra la lealtà verso i genitori e la responsabilità verso il proprio nucleo familiare, paralizzati non tanto dall'assenza di soluzioni, quanto dalla paura di ferire, di essere giudicati, di "tradire". Edoardo incarna perfettamente questa impasse.
Da un punto di vista strettamente giuridico, il nostro ordinamento riconosce l'obbligo di prestare gli alimenti ai genitori in stato di bisogno, ma questo dovere non è assoluto né incondizionato. Va sempre bilanciato con le risorse del figlio e, soprattutto, con le necessità della famiglia che ha costituito. Una madre economicamente…