Essere genitori o sostenitori?
- Avvocati Empatici

- 18 ore fa
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Francesca a 15 anni, sta costruendo la sua autostima e il suo io come tutti gli adolescenti. È una discreta alunna, a volte va bene altre volte va male. Gioca a calcio in una squadra femminile; spesso l’allenatore però la tiene in panchina e lei si sente inadeguata.
La mamma di Francesca, Carlotta, è sempre al suo fianco.
Ora ha deciso di far cambiare squadra a Francesca perché è assurdo essere sempre in panchina, l’allenatore non capisce nulla, è evidente. E anche sulla scuola a molte perplessità, non sanno capire la figlia!
Su consiglio di un’amica Carlotta chiede un incontro per inviarmi poi Francesca.
Di solito io non vedo i genitori degli adolescenti perché ritengo che lo spazio con me sia loro e non debba essere riempito dei giudizi, o dei consigli o peggio delle preoccupazioni dei genitori. Ma qui non c’è stato spazio e ho accolto la mamma.
Il quadro presentato è stato il seguente:
Francesca non ha una grande passione per lo studio (come molti alla sua età), se può cerca scorciatoie e se queste falliscono spesso arrivano i brutti voti, poi si impegna e recupera. La madre è consapevole ma ritiene che sia suo compito sostenere la figlia perché Francesca si dà della stupida quando prende brutti voti e si rattrista. Più volte ai colloqui Carlotta ha cercato di far capire che Francesca deve essere capita e non solo giudicata. Ora vorrebbe farle fare una certificazione per ottenere che la scuola ponga maggiore attenzione alla figlia, con interrogazioni programmate e più tempo.
A calcio spesso non va agli allenamenti, perché stanca o perché deve studiare, ed è per questo che i progressi sono pochi e perché il mister predilige compagne al suo livello ma che mettono più interesse e impegno nello sport. Anche in questo caso Carlotta è consapevole ma ritiene che se il mister la facesse giocare di più allora Francesca avrebbe più voglia e si impegnerebbe di più.
Carlotta è un vero sostegno per Francesca, la ascolta, la accompagna e la sostiene… dove sta il problema?
Il problema è che Francesca non taglia il cordone ombelicale emotivo, dipende dalla madre per trovare soluzioni e rinforzo nei fallimenti, e così non cresce e non sperimenta nuove strade.
Vi ho raccontato questa storia per mostrarvi un’altra faccia della medaglia di essere genitori.
Essere genitori non vuol dire essere amici o tifosi, ma è l’arduo compito di esserci, di lasciarli cadere (e questo fa male) e poi aiutarli a trovare un modo per rialzarsi, per cambiare strada cercando quella per loro più consona a raggiungere un obiettivo.
Non vi racconto cosa dissi alla mamma, vi dico che non presi più in carico Francesca ma Carlotta perché il dolore del fallimento, dell’insuccesso e della fatica era suo non di Francesca.
Ma ditemi voi, cosa avreste fatto nei panni di Carlotta?
La prossima volta vi racconto cosa abbiamo fatto insieme.
Chiara Santi


Che storia illuminante! Quanto è sottile il confine tra proteggere e/o impedire di crescere!
Leggendo di Carlotta mi sono ritrovata a pensare a quante volte, come genitori, confondiamo il sostegno con il salvataggio. È straziante vedere i nostri figli soffrire per un brutto voto o per la panchina, e l'istinto ci spinge a intervenire, a trovare soluzioni, a smussare gli angoli. Ma tu hai messo il dito sulla piaga: Carlotta sta portando lei il peso del dolore di Francesca.
Quello che trovo potente è la tua scelta di prendere in carico la mamma. Perché sì, spesso il lavoro da fare non è con chi apparentemente ha il "problema", ma con chi non riesce a lasciare che quel problema diventi un'opportunità…
Leggendo questo contributo mi è venuta una riflessione che incontro spesso sia nei percorsi di accompagnamento con genitori, sia nei contesti organizzativi quando si parla di crescita e responsabilità.
Essere genitori non significa forse anche “fare il tifo” per i propri figli?
Sì. Ma la qualità di quel tifo fa la differenza nella costruzione della loro autonomia.
C’è un tifo che protegge e sostituisce.
E c’è un tifo che sostiene e responsabilizza.
Il primo nasce dalla paura.
Il secondo nasce dalla fiducia e dalla consapevolezza educativa.
Lo stesso accade nelle organizzazioni: un leader può intervenire sempre, decidere al posto degli altri, risolvere ogni difficoltà. Oppure può accompagnare le persone nello sviluppo di competenze, autonomia decisionale e responsabilità.
Accompagnare un figlio…
Nella sua apparente semplicità narrativa, questo contributo solleva questioni di notevole complessità anche sul piano giuridico.
Il caso di Francesca e Carlotta offre uno spunto di riflessione su un fenomeno che osserviamo con crescente frequenza nella prassi: l'utilizzo improprio degli strumenti di tutela previsti dall'ordinamento, in particolare la normativa sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento e i Bisogni Educativi Speciali.
Quando Carlotta manifesta l'intenzione di ottenere una certificazione per garantire alla figlia interrogazioni programmate e tempi più lunghi, ci troviamo di fronte a una distorsione funzionale di istituti pensati per finalità ben diverse.
Tale approccio presenta profili problematici sotto molteplici aspetti. Sul piano del diritto del minore alla crescita e all'autonomia, riconosciuto dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, la…