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Matilde: il valore dell’io nelle relazioni

  • Immagine del redattore: Avvocati Empatici
    Avvocati Empatici
  • 19 mar 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Quanto conta l'IO per il NOI


Firmato Chiara Santi

Matilde ha 43 anni e due figli, Andrea di 14 anni e Luca di 12 anni.

Vive da sempre con Toni, il padre dei suoi figli, non ha avuto altre relazioni prima di lui. Toni è il suo tutto: il suo spazio, il suo specchio e il suo appoggio. Descrive la sua vita come grigia priva di sfumature, non ha mai ricevuto grandi complimenti ma neanche gravi critiche, fa l’impiegata in un asilo, si occupa di tutto con tranquillità.

Un giorno però scopre che questo grigiore dipende da un velo sottile di menzogne che il marito le ha sempre detto, è infatti per caso che scopre dell’ultimo tradimento – di altri ne avrà sempre solo sospetto -.

Il crollo è devastante, scoprire che Toni le ha mentito per anni, che è un bugiardo cronico tanto da mentire pesantemente anche alla sua amante, le fa crollare la fiducia nel genere maschile completamente.

Con l’inizio poi delle pratiche di separazione, le scoperte saranno sempre più traumatiche, perché caduta la maschera, Toni si mostrerà per l’egoista che è sempre stato e sarà una guerra continua per il mantenimento e la gestione dei figli, con questi ultimi che cercheranno il loro spazio in una famiglia sgretolata senza più alcun appiglio

E così Matilde vedrà crollare giorno dopo giorno la propria autostima, inizierà con scelte di uomini autolesive ma soprattutto non riuscirà a trovare una buona relazione con i suoi ragazzi.

Il nostro lavoro insieme verterà proprio sulla ricostruzione di questo io, e per io si intende il nostro essere con i nostri piacere e i nostri desideri, ciò che siamo, ciò che ci piace essere non ciò che dobbiamo essere.

Piano piano e con tanta fatica però Matilde è stata capace di riscoprire il suo valore intrinseco, che non dipendeva da Toni ma che era suo, e a capire che questo valore poteva essere investito in relazioni amicale positive, nel lavoro e con i suoi ragazzi, ma senza sperperarlo: imparando a coltivarne sempre una piccola parte solo per sé.

Sono passati un po’ di anni e tante altre disavventure, perché il recupero del proprio io è stato difficile, così come non sono mai sparite le cicatrici del trauma del crollo del velo grigio; ma oggi Matilde vive in una relazione stabile e arricchente, ha trovato il suo equilibrio e lavora ogni giorno per sostenerlo, grazie alle amiche, ai suoi ragazzi ma soprattutto al fatto che non smette mai di coltivare il suo io.

La storia di Matilde ci aiuta a capire il valore dell’io nelle relazioni affettive, siano esse con il partner o con i figli. L’io ha bisogno di essere riconosciuto e sostenuto, se si annulla o si appoggia, anche a chi ci vuole bene, in ogni caso, si smarrisce e ci priva di risorse, e di colore. Nella pratica è bene che ogni coniuge possa coltivare un hobby, una compagnia amicale, un interesse che sia altro da quello del partner, che non vuol dire non condividerlo ma la domanda deve essere: “se non ci fosse l’altro andrei ugualmente?” “farei ugualmente questa cosa?” se si è una buona condivisione se no, non fa parte dei fertilizzanti dell’io, bisogna trovarne qualcos'altro. Allo stesso modo il ruolo di caregiver non può essere l’unico, non deve sostituire l’io.

All’interno di una famiglia si è genitori, si è coppia e si è individui, e deve esserci spazio per tutti questi ruoli, non in egual misura poiché nel corso del tempo ogni ruolo ha un peso diverso ma nessuno di essi può sparire. Questo vuol dire che deve esistere il tempo per un parrucchiere o un aperitivo con le amiche, o per una partita a calcetto, e per un week end romantico grazie magari ai nonni o un pigiama party opportuno.

Attenzione coltivare l’io non vuol dire essere preparati alla fine, né avere il paracadute in caso di rotture, può certo essere d’aiuto ma soprattutto è un modo per aiutare la coppia e la famiglia ad avere energie fresche e un apporto sempre positivo alle fatiche, perché solo riconoscendo il proprio io poi si affronta il noi e l’insieme senza quel senso di sacrificio e disvalore che caratterizza una vita al servizio del/degli altri come era quella di Matilde.


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