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Padri separati, madri in difficoltà e figli nel mezzo: perché il collocamento paritario può cambiare tutto. Una separazione non dovrebbe essere una condanna economica

  • Immagine del redattore: Avvocati Empatici
    Avvocati Empatici
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 8 min

C'è un momento preciso in cui molte persone rinunciano a separarsi. Non è quando provano ancora amore, non è quando sperano che le cose si aggiustino. È quando fanno i conti. Quando prendono il loro stipendio, sottraggono un ipotetico assegno di mantenimento, aggiungono un affitto per una nuova casa e si accorgono che il risultato è un numero incompatibile con una vita dignitosa. Quel momento è oggi la realtà quotidiana di centinaia di migliaia di italiani, e il fatto che se ne parli ancora troppo poco è parte del problema.

Il dato è strutturale e impietoso: quando una coppia con figli si separa, il reddito familiare complessivo resta invariato ma i costi si moltiplicano. Due case, due bollette, due frigoriferi da riempire, due vite da ricostruire. L'aritmetica non perdona, e il sistema italiano non offre quasi nessuna rete di protezione specifica per chi attraversa questa transizione. Il risultato è che separarsi, in Italia, significa nella maggior parte dei casi impoverirsi. E questo non è accettabile, né per gli adulti né per i bambini che di quella separazione subiscono le conseguenze.

I padri separati: la crisi silenziosa

Se c'è una figura che negli ultimi anni è emersa come simbolo di questa emergenza, è quella del padre separato. Non per vittimismo, non per contrapposizione alla condizione altrettanto difficile delle madri, ma per la specificità di una condizione che il sistema attuale tende a produrre quasi meccanicamente.

Lo schema è noto e si ripete con variazioni minime in migliaia di procedimenti ogni anno. Dopo la separazione, i figli vengono collocati in via prevalente presso la madre, che ottiene anche l'assegnazione della casa familiare. Il padre, nella grande maggioranza dei casi, si trova nella condizione di dover versare un assegno mensile per il mantenimento dei figli, contribuire al 50% delle spese straordinarie, lasciare l'abitazione in cui viveva, spesso continuando a pagarne il mutuo, e trovarsi un nuovo alloggio con ciò che resta del proprio stipendio.

Con un reddito medio da lavoro dipendente che in Italia si aggira intorno ai € 1.500-€ 1.800,00 netti mensili, e un costo dell'affitto che nelle città medie e grandi difficilmente scende sotto € 700,00 euro per un'abitazione anche modesta, ciò che residua dopo il mantenimento e le spese fisse è spesso sotto la soglia di povertà.

Non sono casi estremi. Sono la normalità statistica. I dati delle associazioni che si occupano del fenomeno, dalla Caritas ai centri di ascolto dedicati, descrivono una popolazione di uomini che non riescono a curarsi, che rinunciano a pasti regolari, che tornano a vivere dai genitori anziani o condividono appartamenti in situazioni precarie. Ma la conseguenza più grave è un'altra: un padre che non ha uno spazio adeguato per accogliere i propri figli è un padre che rischia di perdere progressivamente il proprio ruolo genitoriale. E un figlio che vede il proprio padre vivere in una condizione di marginalità ne porta le cicatrici.

Il modello attuale non funziona: il mito del collocamento prevalente

Il punto è che questa situazione non è il frutto di una necessità naturale.

È il prodotto di un modello culturale e giuridico che, nonostante la riforma del 2006 sull'affido condiviso, continua nella prassi a funzionare secondo la logica del genitore prevalente. L'affido è formalmente condiviso nella quasi totalità dei casi, ma spesso esercitato come affido esclusivo, il collocamento cioè il luogo dove il figlio vive stabilmente resta nella stragrande maggioranza delle situazioni presso la madre.

Il padre diventa il genitore del fine settimana alterno e del mercoledì pomeriggio, un comprimario nella vita quotidiana dei propri figli.

Questo schema non penalizza soltanto i padri. Penalizza anche le madri, che si ritrovano a sostenere da sole il peso organizzativo, logistico ed emotivo della gestione quotidiana dei figli, spesso conciliandolo con un'attività lavorativa e con un assegno di mantenimento che quando viene effettivamente pagato copre solo una parte delle spese reali e certamente toglie ai padri il diritto dovere di esserci.

Penalizza i figli, che crescono con un genitore di serie A e un genitore di serie B, interiorizzando un modello di famiglia squilibrato.

E penalizza il sistema nel suo insieme, perché genera conflittualità, alimenta il contenzioso giudiziario e produce costi sociali enormi.

Il collocamento paritario: non un'utopia, ma una soluzione concreta

Esiste un'alternativa, e non è un'invenzione teorica. In molti paesi europei, Svezia, Belgio, Spagna in alcune comunità autonome, il collocamento paritario o tendenzialmente paritario dei figli presso entrambi i genitori è la regola, non l'eccezione. I figli trascorrono tempi sostanzialmente equivalenti con il padre e con la madre, secondo modalità che vengono calibrate sull'età dei minori, sulla distanza tra le abitazioni e sulle esigenze lavorative di ciascun genitore.

I vantaggi di questo modello sono molteplici e documentati dalla letteratura scientifica internazionale.

Sul piano economico, il collocamento paritario ridistribuisce i costi in modo più equo. Se entrambi i genitori accudiscono i figli per tempi analoghi, l'esigenza di un assegno di mantenimento si riduce significativamente o si trasforma in un semplice conguaglio proporzionale alla differenza di reddito. Il genitore che oggi versa un assegno elevato e non riesce a vivere avrebbe più risorse; il genitore che oggi sostiene da solo il peso della gestione quotidiana avrebbe più tempo per lavorare, formarsi, ricostruire la propria vita professionale. L'equazione economica della separazione, pur restando difficile, diventerebbe meno insostenibile.

Sul piano genitoriale, il collocamento paritario responsabilizza entrambi i genitori in modo concreto, non teorico. Non si è genitori una volta ogni quindici giorni: lo si è ogni giorno, nella routine dei compiti, della cena, del bagnetto, delle corse dal pediatra. Questa condivisione quotidiana mantiene vivo il legame genitore-figlio e impedisce quella progressiva marginalizzazione che oggi colpisce troppi padri.

Sul piano del benessere dei figli, gli studi condotti nei paesi che hanno adottato questo modello indicano che i minori in collocamento paritario presentano livelli di benessere psicologico pari o superiori a quelli dei minori in collocamento prevalente, a condizione che il livello di conflittualità tra i genitori sia gestito adeguatamente. Ed è proprio qui che si gioca la vera partita.

Ma il collocamento paritario non basta da solo.

Sarebbe ingenuo presentare il collocamento paritario come una bacchetta magica. Perché funzioni davvero, servono condizioni e strumenti di contorno che oggi in Italia mancano o sono insufficienti.

Serve innanzitutto una prossimità abitativa tra i genitori. I figli devono poter raggiungere la scuola, le attività sportive, gli amici da entrambe le case senza che ogni spostamento diventi un'impresa logistica.

Questo richiede politiche abitative che facilitino la permanenza di entrambi i genitori nello stesso quartiere o nella stessa zona della città, cosa che oggi è lasciata interamente alla capacità economica dei singoli.

Serve un sistema fiscale che riconosca la condizione del genitore separato.

Oggi il padre o la madre che lascia la casa familiare e ne affitta un'altra non gode di alcuna agevolazione specifica per il fatto di dover sostenere un doppio costo abitativo direttamente collegato all'esercizio del proprio ruolo genitoriale. Una detrazione fiscale dedicata, un accesso prioritario all'edilizia convenzionata, un contributo affitto vincolato alla condizione di genitore separato con figli: sono misure che altri paesi europei hanno adottato con successo e che in Italia restano nel campo delle proposte.

Serve un sistema di anticipazione pubblica degli assegni di mantenimento per i casi di inadempimento. Non è tollerabile che un genitore e i suoi figli debbano attendere anni prima di ottenere quanto stabilito da un giudice.

In Germania, in Svezia, in Danimarca lo Stato anticipa l'assegno e poi agisce in rivalsa.

Anni orsono mi ero occupata di una madre italiana che non vedendosi corrisposto l'assegno aveva potuto presentare un'application negli Stati Uniti per recuperare il mantenimento dalla previdenza sociale.

In Italia una proposta per il pagamento del mantenimento è stata formulata più volte ma non è mai diventata legge.

Serve, soprattutto, un investimento serio sulla mediazione familiare e sulla gestione della conflittualità. Il collocamento paritario funziona quando i genitori riescono a cooperare, o quantomeno a comunicare senza che ogni scambio diventi un campo di battaglia.

La riforma Cartabia ha potenziato la mediazione familiare, ma i servizi sono ancora sottodimensionati e la cultura della mediazione è lontana dall'essere diffusa capillarmente.

Cosa puoi fare oggi se stai pensando di separarti

Se stai leggendo questo articolo e ti trovi nella situazione di chi vorrebbe separarsi ma è paralizzato dalla paura delle conseguenze economiche, ci sono alcune cose concrete che puoi fare per affrontare la transizione in modo più consapevole e meno traumatico.

La prima e più importante è informarsi,  prima di agire. 

Rivolgersi a un avvocato familiarista, un professionista che si occupa specificamente di diritto di famiglia, e chiedi una consulenza approfondita sulla tua situazione per verificare quali sono i propri diritti: ti aiuterà a costruire un quadro realistico di ciò che ti aspetta, dei costi che dovrai sostenere, degli assegni che potresti dover versare o ricevere, e delle possibili modalità di organizzazione della vita dei tuoi figli.

Valuta seriamente la strada della separazione consensuale attraverso la negoziazione assistita. Non è un segno di debolezza, è una scelta intelligente.

Una separazione consensuale costa meno, in termini economici, di tempo e di energia emotiva, di una separazione giudiziale, e consente di costruire accordi più flessibili e personalizzati. Se il tuo coniuge è disponibile al dialogo, anche attraverso un percorso di mediazione familiare, le possibilità di raggiungere un assetto sostenibile per entrambi aumentano enormemente.

Va chiesto espressamente al proprio avvocato di esplorare la possibilità di un collocamento paritario o tendenzialmente paritario.

Non è una richiesta eccentrica: è un modello che sempre più tribunali italiani stanno riconoscendo, soprattutto quando entrambi i genitori sono idonei e disponibili, quando le abitazioni sono ragionevolmente vicine e quando i figli sono in età compatibile. Presentare un progetto genitoriale condiviso che preveda tempi equilibrati è il modo migliore per dimostrare al giudice, o per concordare con l'altro genitore, che entrambi intendono assumersi la responsabilità quotidiana della crescita dei figli.

Fai un bilancio economico familiare completo e onesto prima di sederti al tavolo della trattativa. Elenca tutte le entrate e tutte le spese, distingui ciò che è comprimibile da ciò che non lo è, individua le voci che possono essere gestite in modo diverso. La trasparenza economica è il presupposto di qualsiasi accordo sostenibile, e un accordo non sostenibile è un accordo destinato a saltare nel giro di pochi mesi, trascinando tutti in un contenzioso che aggraverà ulteriormente la situazione.

Bisogna informarsi sulle misure di sostegno disponibili nel presso gli enti locali.

Alcuni prevedono contributi per l'affitto destinati a genitori separati, accesso agevolato all'edilizia pubblica, sportelli di orientamento specifici. Non sono risorse risolutive, ma possono fare la differenza nella fase più acuta della transizione.

Infine, non trascurare il supporto psicologico.

La separazione è uno degli eventi più stressanti nella vita di una persona, e affrontarla in condizioni di lucidità emotiva è fondamentale per prendere decisioni buone, non solo per sé stessi ma soprattutto per i propri figli.

La separazione come nuova pagina, non come fine

Il messaggio che vorrei che arrivasse a chi sta vivendo questa fase è semplice ma spesso oscurato dalla paura e dal dolore: separarsi può essere l'inizio di qualcosa di meglio. Non solo per gli adulti che in un matrimonio non funzionante consumavano le proprie energie in una convivenza infelice, ma soprattutto per i figli, che hanno bisogno non di genitori che stanno insieme per inerzia, ma di genitori sereni, presenti e capaci di collaborare anche da separati.

Il collocamento paritario, in questa prospettiva, non è soltanto una formula organizzativa. È un messaggio culturale profondo: dice ai figli che entrambi i genitori contano allo stesso modo, che nessuno dei due è meno importante, che la famiglia cambia forma ma non si spezza. E dice ai genitori che la responsabilità è condivisa davvero, non solo sulla carta di un decreto del tribunale, ma nella vita di tutti i giorni.

L'Italia è in ritardo su questo fronte, ma le cose si stanno muovendo.

La giurisprudenza più recente mostra segnali incoraggianti, il dibattito parlamentare è vivo, e soprattutto sta crescendo una generazione di genitori, padri e madri, che rifiuta il modello del genitore vincitore e del genitore sconfitto e chiede qualcosa di diverso: una separazione civile, equa e sostenibile, in cui i figli restino al centro e nessuno venga lasciato indietro.

È un obiettivo raggiungibile. Chiede consapevolezza, strumenti adeguati e il coraggio di chiedere aiuto.

Se stai pensando di separarti, il primo passo non è chiudere una porta.

È aprirne un'altra.


Barbara Spinella



2 commenti

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Rosaria Mingo
Rosaria Mingo
11 ore fa
Valutazione 5 stelle su 5.

Dal punto di vista strettamente legale, l’analisi di Barbara Spinella coglie un nodo centrale del sistema: la distanza tra il principio normativo dell’affido condiviso e la sua concreta applicazione.

La legge n. 54/2006 ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della bigenitorialità, oggi consolidato negli artt. 337‑bis e ss. c.c., secondo cui il minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e a ricevere cura, educazione e istruzione da ciascuno di essi. Questo non è uno slogan, ma un diritto soggettivo del minore, riconosciuto anche dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione.

Tuttavia, nella prassi giudiziaria, il modello del collocamento prevalente continua a essere applicato in modo quasi automatico, con una…

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Veronica Spinella
Veronica Spinella
13 ore fa

Quello che emerge con forza da questo contributo è un punto che spesso resta implicito: la sostenibilità di una separazione non è solo economica o giuridica. È sistemica.

Perché anche il modello più equo sulla carta — come il collocamento paritario — rischia di non reggere se non tiene conto di un elemento chiave: la capacità degli adulti di abitare quel modello, non solo di accettarlo.

Nella mia esperienza, sia con famiglie sia con imprenditori che affrontano transizioni complesse, la vera criticità non è “quale assetto scegliere”, ma quanto quell’assetto è compatibile con le dinamiche relazionali reali.

Un collocamento paritario può redistribuire tempi e costi ma, senza un minimo di allineamento su comunicazione, responsabilità e gestione delle decisioni quotidiane, rischia…

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