Quando l'amore incontra la fragilità: diritti, tutele e cuore
- Avvocati Empatici

- 17 ore fa
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C'è una storia che si ripete, silenziosa, in molte case italiane. Una storia che inizia con una promessa, con due mani intrecciate davanti a un altare o a un municipio, con la certezza — o almeno la speranza — che il futuro sarà costruito insieme. Poi qualcosa cambia. O meglio: qualcosa che c'era già, invisibile o semplicemente non ancora riconosciuto, emerge.
È la storia di molte giovani coppie che, nei primissimi anni di convivenza matrimoniale, si trovano a fare i conti con una realtà emotiva e clinica inattesa: la scoperta che uno dei due partner soffre di un disturbo della sfera psicologica. Una notizia che può scuotere le fondamenta di un'unione appena nata, ma che non deve necessariamente significarne la fine — né dal punto di vista umano, né da quello legale.
Prima di tutto: la persona
Prima ancora di parlare di diritti e tutele giuridiche, è necessario fermarsi un istante sull'aspetto più importante: quello umano.
Scoprire che la persona che ami attraversa una difficoltà interiore profonda è un'esperienza che appartiene a entrambi i partner. A chi soffre, certo, che si trova a fare i conti con una parte di sé che forse non conosceva del tutto. Ma anche a chi sta accanto, e che spesso si ritrova disorientato, colpevole senza motivo, incerto su come comportarsi.
In questo momento, più che in qualunque altro, la coppia ha bisogno di spazio: per parlare, per capire, per cercare insieme il supporto professionale adeguato. Psicologi, psichiatri, mediatori familiari sono figure fondamentali che nessun articolo di blog potrà mai sostituire. Questo testo vuole essere soltanto una bussola, non una mappa.
Il quadro giuridico: cosa prevede la legge italiana
Il diritto di famiglia italiano, pur essendo uno strumento che tratta principalmente atti e norme, ha nel tempo sviluppato una sensibilità crescente verso le situazioni di vulnerabilità psicologica all'interno del matrimonio. Vediamo i principali aspetti da conoscere.
La questione della capacità al momento delle nozze
Uno degli scenari che a volte viene preso in considerazione è quello relativo alla cosiddetta incapacità di intendere e di volere al momento della celebrazione del matrimonio. Il Codice Civile italiano prevede, all'articolo 120, la possibilità di chiedere l'annullamento del matrimonio qualora uno dei coniugi, nel momento in cui ha pronunciato il consenso, non fosse pienamente in grado di comprendere la portata dell'atto che stava compiendo.
Tuttavia, è fondamentale essere chiari su un punto: questa non è una strada da percorrere con leggerezza, né è automaticamente applicabile a ogni situazione. La presenza di una difficoltà psicologica, anche seria, non implica di per sé una mancanza di capacità al momento del matrimonio. Sono due cose ben distinte. Spesso, anzi, chi soffre di certi disturbi era perfettamente consapevole della scelta fatta. L'annullamento per questo motivo richiede una valutazione medico-legale molto specifica, disposta dal tribunale, ed è competenza esclusiva di un avvocato specializzato in diritto di famiglia valutare se tale ipotesi sia percorribile nel singolo caso concreto.
La separazione: uno spazio di riflessione riconosciuto dalla legge
Se la coppia si trova in una fase di forte crisi, ma non è ancora pronta — o non vuole — arrivare allo scioglimento del matrimonio, la separazione legale rappresenta uno strumento prezioso. Può essere consensuale, quando entrambi i coniugi sono d'accordo sulle condizioni, oppure giudiziale, quando non si raggiunge un'intesa.
La separazione non è un fallimento: nella sua stessa natura giuridica, è un tempo sospeso. Consente alla coppia di prendere le distanze fisiche ed emotive, di riorganizzare la propria vita, di valutare con lucidità se e come si vuole proseguire. In situazioni come quelle descritte, dove la sofferenza è reale e la confusione altrettanto, questo spazio può essere preziosissimo.
Il divorzio e le sue condizioni
Qualora la coppia dovesse decidere di sciogliere definitivamente il matrimonio, la legge italiana prevede oggi termini significativamente più brevi rispetto al passato, grazie alle riforme degli ultimi anni. In caso di separazione consensuale, è possibile presentare domanda di divorzio dopo soli sei mesi; in caso di separazione giudiziale, il termine è di un anno.
Durante questa fase, il tribunale tiene conto di tutti gli elementi della situazione, inclusa la eventuale condizione di fragilità di uno dei coniugi, al fine di garantire che nessuno rimanga senza tutele adeguate.
La tutela del coniuge in difficoltà
La legge italiana pone particolare attenzione alla protezione della persona più vulnerabile all'interno del nucleo familiare. Se il partner che soffre non è in grado di provvedere autonomamente a se stesso — anche solo temporaneamente — il giudice può disporre un assegno di mantenimento a carico dell'altro coniuge. Non si tratta di una penalizzazione, ma di un riconoscimento della responsabilità reciproca che nasce dal vincolo matrimoniale.
Un consiglio dal cuore, prima che dal codice
Se ti ritrovi a leggere questo articolo perché stai vivendo in prima persona questa situazione — da qualunque lato del racconto tu ti trovi — sappi che non sei solo. Sappi che il percorso che hai davanti sarà probabilmente faticoso, ma che esistono strumenti, professionisti e comunità capaci di accompagnarti.
Prima di prendere qualsiasi decisione, parla con un avvocato specializzato in diritto di famiglia: ogni storia è diversa, ogni caso ha le sue sfumature, e ciò che vale per una coppia potrebbe non applicarsi alla tua. Affiancati anche a professionisti della salute mentale, non solo per il partner che soffre, ma anche per te: sostenere qualcuno che attraversa un momento difficile richiede energie, e merita ascolto.
Il matrimonio è una promessa fatta con le informazioni che si avevano in quel momento. La vita, a volte, porta con sé rivelazioni che nessuno aveva previsto. Navigarle con rispetto — verso se stessi e verso l'altro — è già, di per sé, un atto profondamente umano.
Rosaria Mingo

Il post di Rosaria Mingo affronta un tema interessante e parte dall'aspetto umano.
Solleva tuttavia questioni che meritano di essere affrontate fino in fondo.
L'annullamento per incapacità? Sulla carta esiste, nella pratica è quasi inapplicabile.
La separazione come "tempo sospeso"? In realtà produce effetti immediati e concreti, che per chi è fragile possono essere un'arma a doppio taglio.
E l'assegno di mantenimento? I tribunali faticano a valutare la vulnerabilità psicologica: ragionano per numeri e capacità reddituali, non per complessità cliniche.
Il vero problema è che il diritto di famiglia è ancora costruito su un modello di coppia simmetrica, dove entrambi sono autonomi e razionali.
Quando uno dei due soffre davvero, questo modello va in crisi. Le norme ci sono, ma spesso…
Il contributo mette in luce un punto essenziale: il diritto di famiglia non interviene solo per chiudere una crisi, ma per dare forma e tutela a una fase di vulnerabilità.
Osservando le dinamiche decisionali nei sistemi organizzativi e familiari, emerge una costante: quando si manifesta una fragilità inattesa, la frattura non è solo emotiva o giuridica.
È una frattura di governance.
Si interrompe un assetto.
Si incrina un modello implicito di responsabilità reciproca.
Si perde la chiarezza su chi decide cosa, e con quale criterio.
In questi passaggi il rischio maggiore non è la separazione in sé, ma la reattività: decisioni prese sotto l’urgenza emotiva, nella paura o nel senso di colpa.
La differenza non la fa lo strumento giuridico…