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Quando l’azienda di famiglia diventa un campo di battaglia

  • Immagine del redattore: Avvocati Empatici
    Avvocati Empatici
  • 6 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

“Nessuno farà mai le cose come le ho fatte io!”

Quelle parole, pronunciate con rabbia e paura insieme, non erano rivolte a un estraneo, né a un semplice dipendente. Erano rivolte a me, membro della famiglia, parte di quell’impresa costruita con duro lavoro, strategia, sacrifici e sogni. 

Al momento mi colpirono forte nello stomaco quelle parole, ma, con il tempo, ho compreso che fosse l’inizio di una separazione. 

Non quella legale o patrimoniale, con firme e tribunali, ma una separazione silenziosa e dolorosa: tra chi ha fondato un’impresa e chi avrebbe dovuto avere la possibilità di essere presa in considerazione per la guida del domani.

Nelle imprese familiari, le separazioni non hanno nome. 

Si chiamano divergenze strategiche, visioni diverse sul futuro, necessità di cambiamento generazionale. 

Sotto queste etichette si nascondono dinamiche che tutti possiamo riconoscere se le osserviamo: silenzi che pesano, discussioni ricorrenti sugli stessi argomenti senza arrivare a decisioni, rancori accumulati che emergono in microaggressioni quotidiane, ruoli confusi tra famiglia e lavoro. 

Chi resta si sente intrappolato; chi vorrebbe partire si sente traditore.

Il paradosso è che, a volte, per salvare l’impresa familiare, bisogna avere il coraggio di separarsi. 

Non per cattiveria o disaffezione, ma per sopravvivenza personale e professionale. 

Restare in un sistema che ti soffoca, che non permette evoluzione, che ti costringe a essere una versione di te stesso che non ti appartiene, non è fedeltà: è autolesionismo.

Ho scelto di andarmene dall’azienda di famiglia. 

Non stavo scappando: stavo riconoscendo che quel legame non mi permetteva più di essere chi ero. 

Anche il fondatore stava vivendo una separazione dolorosa, pur se diversa: perdeva il controllo, temeva che l’impresa potesse prosperare senza di lui, affrontava la paura che la propria creazione potesse cambiare in modi che non approvava. 

Due separazioni parallele, entrambe necessarie, entrambe da elaborare con consapevolezza.

I segnali che nessuno vuole vedere

Come nelle separazioni coniugali, anche in quelle aziendali-familiari ci sono segnali. 

Spesso vengono ignorati, minimizzati o sepolti sotto il peso del “si è sempre fatto così”: comunicazione interrotta, ruoli confusi, conflitti irrisolti, impossibilità di evolvere e senso di colpa pervasivo.

Questi segnali sono gli stessi che un avvocato matrimonialista osserva in una coppia in crisi. 

Ma nel contesto aziendale-familiare, nessuno li chiama con il loro nome.

La mediazione che manca(va)

E qui si apre una lacuna: nelle separazioni coniugali esistono figure terze che mediano come avvocati, mediatori familiari, psicologi, che aiutano a separare il piano emotivo da quello pratico, facilitano il dialogo, permettono accordi anche nel dolore. 

Nelle imprese familiari, queste figure istituzionali non ci sono state per lungo tempo.

Le figure di riferimento classiche sono rimaste e lo sono ancora operative nel loro ambito: il commercialista parla di numeri, il notaio di quote, il consulente aziendale di strategie.

Ma chi parla delle persone? Chi media tra identità in conflitto? Chi accompagna senza giudicare, aiutando a separare affettivo e professionale senza distruggere entrambi?

Un approccio integrato diventa fondamentale. Serve chi sappia anche leggere le dinamiche umane, riconoscere il dolore della separazione, facilitare il dialogo senza schierarsi. Serve qualcuno che abbia anche il coraggio di dire: “Questo è un momento di transizione o separazione (a seconda dei casi).Va trattato con rispetto, metodo e umanità”.

Da diversi anni oramai ci sono professionisti che gestiscono, nella loro complessità e totalità, i passaggi generazionali, ma il primo problema da affrontare è quello del riconoscimento da parte del fondatore di voler affrontare questo percorso, pianificarlo e portarlo a termine. 

Ecco perché quando mi occupo di passaggi generazionali la figura del fondatore è quella centrale, con precedenza e dedizione assoluta, a cui dedicarsi in particolar modo da un punto di vista umano e poi professionale. È il centro relazionale, familiare e professionale che dovrà essere affiancato e supportato nel percorso.

Costruire un passaggio generazionale sano e rispettoso

Non esiste passaggio generazionale senza sfide e senza momenti di dolore, ma esiste un percorso consapevole che permette a tutti di attraversarlo con dignità e chiarezza. Affrontare la successione non significa solo trasferire quote o responsabilità, ma anche separare ruoli, emozioni e aspettative, creando confini chiari tra famiglia e impresa.

Alcuni punti pratici per un passaggio sono, per esempio: riconoscere il cambiamento, separare famiglia e azienda, dare voce alle emozioni, governance del passaggio generazionale, coinvolgere una figura terza, accettare il futuro diverso e dare tempo al processo.

Quando affrontiamo questo passaggio con consapevolezza, non stiamo tradendo la storia dell’impresa né la famiglia: stiamo creando le condizioni perché l’azienda possa continuare a crescere e le persone coinvolte possano evolvere senza sentirsi intrappolate. La successione può diventare così non un momento di conflitto, ma un’opportunità di crescita, per il fondatore, per il successore e per tutto il gruppo di lavoro.

Il paradosso della separazione necessaria

A volte, per salvare un’impresa familiare, occorre separarsi.

Separare ruoli familiari da quelli professionali. Separare il fondatore dall’identità dell’azienda.

Separare passato e futuro, senza rinnegare il primo ma permettendo al secondo di esistere.

A volte significa anche separazione fisica, un allontanamento necessario.

Quando ho lasciato l’azienda di famiglia, non ho tradito nessuno. Ho scelto di preservare me stessa e permettere al fondatore di proseguire per la sua strada. Non è stato un fallimento: è stata responsabilità. Verso se stessi, verso l’azienda, verso la famiglia.

Quella separazione mi ha permesso di ricrearmi, costruire un percorso professionale autentico e portare nel mondo ciò che avevo imparato senza il peso di ciò che avrei dovuto essere.

Oggi accompagno altre persone e organizzazioni in queste transizioni delicate, con consapevolezza, empatia e metodo.

Se riconosci queste dinamiche nella tua realtà, chiediti: "Sto vivendo una separazione che non ho ancora il coraggio di chiamare con il suo nome?".

Non sei solo. È possibile attraversare questo momento con dignità, metodo e supporto.

La separazione consapevole non distrugge: trasforma.

Le separazioni più difficili non sono quelle che si firmano davanti a un avvocato. Sono quelle che si vivono ogni giorno in silenzio, aspettando che qualcuno abbia il coraggio di dire: “È arrivato il momento di lasciar andare. Ed è giusto così.”


Veronica Spinella



2 commenti

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Rosaria Mingo
Rosaria Mingo
06 gen

Il contributo di oggi di Veronica Spinella offre uno spunto profondo sui legami complessi che si possono creare all'interno delle famiglie imprenditoriali. Le parole del fondatore, cariche di rabbia e paura, evidenziano una realtà spesso ignorata: la separazione non deve essere vista solo in termini legali, ma anche emotivi.

Le separazioni nelle imprese familiari, portano con sé dolore e conflitto, spesso non riconosciuti. È fondamentale che vengano compresi il valore della mediazione e della comunicazione empatica in questi contesti. Un approccio integrato, dove il legale si fa supporto, può facilitare un passaggio generazionale più sereno e proficuo.

Affrontare queste dinamiche con rispetto e umanità non solo protegge l’impresa, ma promuove anche il benessere dei membri della famiglia. La separazione consapevole…

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BARBARA SPINELLA
BARBARA SPINELLA
06 gen
Valutazione 5 stelle su 5.

Un contributo questo sui Passaggi Generazionali che mette in luce un aspetto spesso ignorato: il Passaggio Generazionale non è solo un momento aziendale, ma un vero passaggio identitario. 

Fondatori ed eredi vivono fatiche diverse ma complementari, e riconoscerlo è già maturità.

Ciò che descrivi riflette bene ciò che vediamo nelle famiglie in cambiamento: non è il mutamento a creare conflitto, ma la mancanza di un linguaggio per affrontarlo., il giusto modo di ascoltarsi e di avere un dialogo aperto.

Nelle imprese familiari questo pesa più degli aspetti tecnici.

Il tuo passaggio sulla “separazione necessaria” è potente: non una rottura, ma un atto di responsabilità verso sé stessi e l’azienda. Raccontarlo con tanta autenticità è raro. Grazie per lo sguardo umano…


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